Flat Tax per le imprese

Facciamo ripartire l’economia italiana. Riduciamo la burocrazia e le tasse per fare dell’Italia il paese ideale per investire e per aiutare le aziende italiane a svilupparsi.

Le grandi imprese hanno ormai lasciato l'Italia.

Le grandi multinazionali hanno tutte trasferito il loro interessi in altri Paesi con regimi fiscali più vantaggiosi, facendo sì che di fatto le tasse sulle imprese siano pagate soltanto dalle piccole e medie aziende che rimangono in Italia. Io stesso ricevo ogni anno nel mio ufficio di Londra funzionari di governi stranieri (ad esempio la Svizzera o il Belgio) che mi invitano a trasferire il mio Headquarter nei loro Paesi, promettendomi tassazioni personali al 15% e tassazioni aziendali a 0%.

Noi siamo in competizione con questi Paesi, e dobbiamo far capire all’Italia che bisogna smettere di avere paura della ricchezza del successo, che bisogna essere grati per gli Enrico Fermi, per i Fiorello Laguardia, per i nostri connazionali all'estero che hanno reso grande il nome dell'Italia e che continuano a renderlo grande. Dobbiamo riportare in Italia il senso della dignità del lavoro, della dignità del benessere raggiunto e goduto grazie al proprio impegno e al proprio duro lavoro.

Noi Italiani all'estero viviamo la grande opportunità di poter sviluppare i nostri talenti, di poterci mettere all'opera, e insieme alle storie di grandissimo successo di alcuni nostri connazionali – come i Costa o Lord Forte nel Regno Unito – abbiamo davanti agli occhi anche i grandissimi esempi di solidarietà generati dai nostri connazionali, come per esempio sempre in Inghilterra l'Ospedale Italiano, che fu costruito dagli Italiani all’estero benestanti proprio per dare assistenza ai nostri immigrati meno fortunati, prima che l'Europa nascesse e ci desse la possibilità di accedere alla Sanità pubblica europea. Dobbiamo incoraggiare il successo, dobbiamo consentire al successo di verificarsi perché dentro al successo c'è la possibilità anche di far nascere la solidarietà, mentre al momento in Italia, principalmente a causa di una tassazione esagerata, si continua a spaventare chi fa impresa, a spaventare chi può generare lavoro.

Occorre portare la tassazione italiana il più vicino possibile alle medie europee, e la media Europea ci indica una tassazione totale per le imprese inferiore al 15%.

In Belgio ad esempio esiste la cosiddetta “Synergy Tax” cioè la possibilità di dedurre dalle tasse fino al 7% delle lavorazioni e trasformazioni intermedie pagate in altri Paesi. In altre parole se ho un'azienda in Belgio e la tassazione di base è del 17%, posso dedurre un ulteriore 7% per tutte quelle fasi di produzione intermedie su cui ho pagato comunque altre tasse in giro per l'Europa. Con questo genere di meccanismi, in alcuni paesi la tassazione per certe imprese (come per esempio Google) si avvicina allo zero.

Noi dobbiamo accettare l'esistenza di una tassazione indiretta (come la VAT o l'IVA) e una tassazione sui redditi personali per tutti, ma se vogliamo continuare a sostenere il lavoro e l'occupazione dobbiamo far sì che in Italia vengano create nuove aziende, e per far questo dobbiamo andare verso una tassazione delle imprese il più vicina possibile allo zero, eliminando al tempo stesso gli ostacoli burocratici per la formazione delle aziende.

Questo consentirà di avere di nuovo le aziende in Italia, e chi ne avrà beneficio in particolare saranno le piccolissime aziende e le aziende unipersonali, che non dovranno avere commercialisti, che non dovranno farsi carico di una serie di burocrati che vivono del loro lavoro. Finalmente chi fa impresa potrà fare il proprio lavoro e vivere del proprio lavoro.

La detassazione e la deregolamentazione servono oggi per continuare a fare impresa. Senza questo, fare impresa sarà sempre più difficile e l'Italia si ridurrà in breve tempo a un insieme di aziende di Stato, bloccata in un sistema che prima o poi non sarà più gestibile.

Maurizio Bragagni al Senato - Valore ai Talenti Italiani