Mettersi in gioco per un'ideale con l'orgoglio di essere italiano all'estero

Ho messo in gioco il mio nome e la mia faccia perché credo nella politica e nell'ideale della politica: servire la gente. Darò voce a chi come te è dovuto andare all’estero per far fruttare i propri talenti.

Queste elezioni sono importanti perché si vedrà la “stoffa” dei personaggi in gioco.

Io ho messo in gioco il mio nome e la mia faccia, l'ho fatto perché a me piace la politica, perché credo nella politica e credo nell'ideale della politica, che è servire la mia gente.

Fare politica per me è servire la gente, così come fare l'imprenditore è servire la gente. Questa idea di “mettersi al servizio” l’ho imparata dalla mia famiglia, da mio padre, da mio nonno e da mio zio, che hanno vissuto così il loro essere imprenditori. Per me è sempre stato così e sempre lo sarà.

Servizio vuol dire anche accettare gli “schiaffi”, accettare la fatica, vuol dire che quando si comincia a fare qualcosa si va fino in fondo senza fermarsi, per verificare, alla prova dei fatti, se ciò che si sta facendo è giusto oppure no.

Per questo mi sono candidato al Senato della Repubblica: per mettermi in gioco; per vedere se a vostro giudizio sono degno o no di essere chiamato “onorevole”, di venire eletto al Senato; per portare avanti la vostra voce, per dare voce a talenti italiani.

Io mi sono candidato perché sono orgoglioso di essere Italiano, sono orgoglioso di essere Italiano all'estero e sarò orgoglioso di essere il vostro Senatore.
Soprattutto mi sono candidato perché è ora di far vedere di che pasta siamo fatti noi Italiani all’Estero.

Noi siamo sia quelli che hanno dovuto lasciare il Paese negli anni ’60, ’70 e ’80 per mancanza di lavoro, sia quelli che negli anni ’90 e negli anni 2000 sono usciti perché erano cittadini d’Europa, e hanno deciso di andarsene dal Paese non perché non trovassero lavoro, ma perché volevano lavorare da italiani all’estero.

Tutte e due queste realtà sono importanti, anzi fondamentali. Io le voglio rappresentare tutte e due, perché noi Italiani della “seconda migrazione” abbiamo goduto del lavoro degli italiani della prima, di quelli che hanno sofferto. Vi ricordate quando, anni fa in alcuni bar della Germania e della Svizzera c'era scritto “Non si accettano cani e gli italiani”? Oggi il contesto è molto cambiato, il nome “Italia” è un nome importante, grazie al lavoro dei nostri concittadini all'estero e grazie anche ai cittadini italiani che hanno contribuito al grande sviluppo industriale del nostro Paese e dell’Europa.

Eppure c’è una grande infamia che grava ancora su di noi. Un’infamia dovuta a pochi, che mette a repentaglio la stessa esistenza dei rappresentanti di noi italiani all'estero: il problema della corruzione e della compravendita dei voti nelle circoscrizioni estere.

Questo purtroppo non è un problema che io posso risolvere da solo, però su questo c’è una cosa che voglio dire a ognuno di noi: mostriamo a tutto il mondo che le nostre elezioni sono elezioni vere. Difendiamo il voto, difendiamo la possibilità che abbiamo di esprimere i nostri rappresentanti, difendiamo la dignità di essere italiani e difendiamo la dignità del nostro voto.

Il 2 giugno 1946, con il referendum tra Repubblica o Monarchia, noi abbiamo acquisito il diritto di voto, esteso per la prima volta nella storia d’Italia a tutti gli uomini e le donne sopra i 21 anni. Siamo tornati a votare, con un voto che è costato sacrificio a moltissime persone, ai miei nonni, e che è costato la vita a migliaia di italiani morti per la difesa della Libertà.

Oggi sta noi difendere quei valori, dando al nostro voto il suo peso. E dare al proprio voto il giusto peso vuol dire innanzitutto non venderlo. I mascalzoni che comprano voti sono mascalzoni che verranno puniti, ma io mi rivolgo a chi oggi è disposto a vendere il proprio voto e chiedo: “Perché?”. Rispettiamo perlomeno la nostra storia, e ricordiamoci che se siamo italiani e abbiamo un piccolo beneficio nel mondo è anche grazie a migliaia di italiani che sono venuti prima di noi e che hanno dimostrato che gli italiani sono bravi, forti e lavoratori.

Come sempre accade, è sufficiente che una sola persona non lavori per danneggiare la reputazione di tutti i connazionali che lavorano duramente. Allo stesso modo, chi oggi vende il proprio voto danneggia non solo se stesso, ma anche chi come noi è onesto e vuole solo che il proprio valore venga giustamente riconosciuto.

Maurizio Bragagni al Senato - Valore ai Talenti Italiani