Riformare l'Europa

L'Unione Europea così com’è ha fallito. Riformiamo l’Unione Europea. Vogliamo un’Europa piú forte, piú vicina agli europei e meno burocrate.

La questione Catalogna, come del resto la questione scozzese e come tutti gli altri tentativi secessionisti che si sono verificati, è chiaramente un fallimento per l’Europa.

L'Europa ha portato benessere, ha consentito a noi italiani di muoverci all'estero (in Europa siamo ufficialmente 2,5 milioni, in realtà quasi 5 milioni), di trovare lavoro, di avere possibilità che non trovavamo in Italia oppure semplicemente di soddisfare il nostro desiderio di muoverci. L’Europa inoltre ha permesso di mantenere la pace per 70 anni sul suolo europeo, e al tempo stesso ha avuto un ruolo importantissimo nell’arricchimento della popolazione dei vari stati europei.

In generale, al netto di tutte le distorsioni del nostro sistema economico e di quelle situazioni di povertà grave da risolvere al più presto, oggi più dell’80% della nostra popolazione sta bene, mentre all’inizio del Novecento la popolazione benestante era solo il 20%. É logico allora che un simile sviluppo, che un tale benessere stia ancora attraendo il mondo, anche perché l’Europa non solo è l’area più ricca del mondo (seppur con una bassa natalità), ma è anche quella dove si sta meglio di tutti, dove chiunque può avere accesso gratuitamente a Sistemi Sanitari Nazionali (che non esistono per esempio negli USA) e dove questi Sistemi Sanitari sono in alcuni casi eccellenze mondiali assolute (in Italia abbiamo terza migliore sanità mondiale, dopo Giappone e Hong Kong). Il welfare europeo tiene conto degli anziani, dei più deboli che non vengono abbandonati per strada come accade ancora in alcune parti del mondo.

Tutto questo attrae migliaia e migliaia di persone dall'Africa che non hanno nulla. Spesso si tratta di giovani, forti, magari istruiti e che parlano anche tre o quattro lingue (a seconda del passato coloniale del loro Paese d’origine), che dicono “perché rimanere qui a guadagnare 10-12 dollari al mese mentre in Italia ne potrei prendere 1.000, 1.200 o anche molti di più?”. Si tratta di persone che giustamente vogliono una vita migliore, come noi Italiani che siamo andati all'estero lo abbiamo fatto per migliorare la nostra condizione. Dall’altro lato però questa emigrazione forzata di migliaia e migliaia di persone dall'Africa verso l’Europa ha spaventato tante persone, soprattutto in regioni ricche come la Catalogna, la Scozia, la stessa Gran Bretagna. Le ha spaventate al punto tale che nel tentativo di fermare questa ondata migratoria hanno cercato di staccarsi da comunità più grandi (il proprio Stato o l'Europa stessa) che non sembrano più essere in grado di fare da “filtro” e impedire l’accesso a persone che potrebbero mettere a rischio un benessere acquisito.

Brexit e indipendentismo in Catalogna sono figlie dello stesso fenomeno: la paura dell'immigrazione, la paura dello straniero, la paura che la propria ricchezza sia messa a rischio da qualcuno che sta arrivando.

Certo non si può negare che in questa massa umana che si muove ci siano persone – portate spesso da organizzazioni mafiose o terroristiche – che finiscono per delinquere, per essere assoldati dalle mafie locali, per preparare o attuare azioni terroristiche, o per venire sfruttati illegalmente da associazioni criminali (si pensi al traffico di esseri umani, soprattutto donne, costretti a prostituirsi nelle strade). Tuttavia, insieme a questi individui, ci sono comunque migliaia di persone che invece vengono qui soltanto per un futuro migliore. E come noi italiani all'estero non vogliamo essere giudicati come secondo un elenco di stereotipi (quanto ci offende il vecchio “italiani pizza spaghetti e mandolino”), così noi non possiamo giudicare queste persone come una massa indistinta di criminali, terroristi o prostitute.

Nei confronti di queste migliaia di persone oneste e in cerca di una vita prospera e pacifica insieme alla propria famiglia, il primo aiuto che possiamo dare è quello di portare pace nei loro Paesi. Questo significa innanzitutto un contrasto totale alla diffusione degli armamenti, bandire a livello Europeo la vendita di armi ai Paesi in via di sviluppo, e applicare severe sanzioni ai Paesi non democratici.

Il secondo compito che abbiamo, stavolta sul versante europeo, è invece quello di accettare il fatto che l’Europa così com’è ha fallito, e che dopo Brexit e Catalogna (che hanno mostrato come l’Europa sia impotente nel difendere i propri confini, nel placare le paure della propria gente, e nel tenere stretti a sé i propri membri impauriti) occorre lavorare insieme per riformare l’Europa.

“Nessun uomo è un isola”. Questa è una delle mie citazioni preferite, la ripeto spesso, e la considero tanto più vera ora davanti al lavoro che è necessario fare. Rifiutarsi di lavorare insieme per riformare l’Europa significa soltanto aumentare il rischio di nuove Brexit e casi Catalogna ovunque, con un Europa frantumata di nuovo in tanti piccoli particolarismi. La storia dell’Europa degli ultimi cento anni però ci insegna che mentre i particolarismi hanno portato soltanto povertà nel particolare e guerra nel generale, l’unione, l’integrazione, la libertà di circolazione negli ultimi 70 anni hanno voluto dire pace, prosperità, benessere per tutti.

L'errore originale, il primo da correggere e che è responsabile di tanti problemi, è quello di aver voluto istituire una moneta unica senza un Governo unico dell’Europa. Questo errore fu fatto per una menzogna, per la menzogna di governi che non vollero dire apertamente “dobbiamo andare verso un Governo unico”. Tornare indietro rispetto alla moneta unica ormai non è più possibile; vorrebbe dire inflazione, disoccupazione, mettere a rischio la stessa pace in Europa. Di conseguenza, dobbiamo andare avanti, verso un Governo Europeo che sia davvero eletto dal popolo, scalzando quella burocrazia europea che nessuno vuole più, e creando un nuovo inizio per la storia dell’Europa.

Maurizio Bragagni al Senato - Valore ai Talenti Italiani